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Tecnologia: il sogno di ricongiungere indoor e outdoor

La ricerca tecnologica spinge il design all'unione dentro-fuori, uomo-natura.

Quando la tecnologia chiama, la casa risponde.

Nell’immaginario comune il progresso tecnologico è qualcosa che ci allontana dalla natura, dalla terra, ci porta nello spazio , su altri pianeti e in altre dimensioni.

Per molto tempo, per dirla tutta, la tecnologia non è stata fedelissima alla salute della terra, bisogna ammetterlo. Quei tempi potrebbero essere lontani. La ricerca e lo sviluppo volgono alla semplificazione, forse alla ri-congiunzione uomo-natura. O così ci lasciano intendere.

Abbiamo già parlato di materiali e rivestimenti hi-tec, che sotto diversi aspetti migliorano il nostro rapporto con gli spazi che viviamo, siano essi domestici, urbani, aperti, chiusi, verdi.

Quello di cui non abbiamo ancora parlato, invece, è il tentativo tecnologico di fondere l’esterno e l’interno in un unico spazio totale, dove l’uno si compenetra nell’altro quasi senza soluzione di continuità, dolcemente, senza sbalzi.

IN&OUT: DAL SOGGIORNO AL GIARDINO

Intreccio rigido di polipropilene, antimuffa, antiumidità e riciclabile.

Intreccio rigido di polipropilene, antimuffa, antiumidità e riciclabile.Ottimo per l'arredo interno, perfetto per l'esterno.

A tale obiettivo si collega, tra gli altri, la serie “Bel Air” di Roche Bobois.

L’azienda francese ha infatti sviluppato questa linea di arredo in & out, che dal soggiorno esce e va in giardino, senza troppo rumore.

Come? Con un sistema di fibre di resina di polietilene intrecciate tra loro.

La ricerca sui materiali ha permesso così di fornire un “tessuto rigido” resistente ai raggi UV, alle muffe ed agli ambienti salini. Il tutto perfettamente riciclabile. E perfettamente integrabile anche tra le mura domestiche.

Sulla stessa scia prosegue la collezione InOut di Gervasoni. La soluzione in questo caso è data dall’evoluzione della ricerca sui metalli: le vecchie sedie da taverna donano le loro geometrie a queste nuove soluzioni in fusione di alluminio verniciate a polveri, che delle vecchie sedute conservano così l’essenziale bellezza e funzionalità, e dai tempi moderni prendono invece la “tenacità “nei confronti degli agenti atmosferici.

Sempre in metallo gli arredi in & out della serie “Round” di Emu. Le sedie disponibili in diversi colori sono prodotte grazie all’imbutitura, una tecnica che consente di ottenere forme tridimensionali a partire da semilavorati piani.

E’ così possibile acquistare delle sedute monoscocca che, come si sa, sono convenienti a livello di lunghezza di vita e resistenza rispetto a sedute ottenute da diversi pezzi assemblati. Anche in questo caso le finiture, saldature, trattamenti superficiali e vernici hi-tech, contribuiscono alla resistenza agli agenti atmosferici.

E fin qui rimaniamo tutto sommato coi piedi per terra.

LA CASA APRE LE PORTE AL CLIMA ESTERNO

Vola parecchio con la fantasia (che però si fa concreta) Philippe Rahm, architetto e designer francese, che nel 2009 ha ideato qualcosa di sorprendente.

Segnalato con la Carte Blanche VIA nel 2009, il progetto TERROIRS DETERRITORIALISES si spinge fino alla volontà di riportare l’uomo a vivere in semi-natura, spogliando l’ambiente abitativo di tutti quegli artifici che mura e infissi impongono, come l’assenza di meteorologia d’interni, la staticità dei flussi climatici e di aria, l’isolamento rispetto all’ambiente esterno.

Cosa propone il nostro creativo? Semplice (si fa per dire): ricostruire indoor la geologia e l’atmosfera parigina prima del boom industriale del XIX secolo.

Per dirne qualcuna:la pavimentazione interna, per Rahm, è fatta di materiale calcareo simile al suolo (sarà rimasto anch’egli affascinato dalla casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright? ) di Parigi.

No anche ad atmosfere immobili, infatti nella casa di Rahm si possono riprodurre le correnti, i movimenti dell’aria e i venti nelle direzioni naturali.

Per questo architetto l’habitat deve essere assolutamente in grado di evocare la natura del suolo e di tutto l’ambiente in cui è immerso, attraverso riproduzioni climatiche, come abbiamo visto, ma anche sensazioni olfattive: è così che gli unici materiali ad emettere odori saranno le essenze dei legni Parigini, come castagno, pino, faggio o quercia, portati all’interno della casa, per costruire mobili e rivestimenti.

Tutto il resto sarà di acciaio inossidabile o vetro, assolutamente neutri, per non “contaminare” l’odore dell’aria domestica.

La casa secondo Raham: il benessere olfattivo è garantito grazie all'utilizzo di legni come il faggio, la quercia, il pino.

Per il ricambio dell’aria, Rahm ha pensato ad un sistema di “areazione dolce” che, tramite due piccoli ventilatori, guida il flusso in entrata ed in uscita affinchè questo sia esattamente il sufficiente alle esigenze degli abitanti: in questo modo l’energia necessaria alla climatizzazione è portata al minimo, infatti le masse d’aria in ingresso vengono portate a temperature vicine a quelle interne grazie al calore di quelle in uscita.

Case dell’altro mondo? No no! Di questo!

Se pensavamo, dunque, che la fantascienza fosse lontano da noi, beh, siamo rimasti spiazzati.

La tecnologia riserva davvero tante cure per i nostri modi di abitare. Ed infatti, per la gioia degli amanti dell’hi-tech e non solo, il nostro viaggio nella tecnologia-amica continua. Nei prossimi articoli.

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