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Karakuri. Bambole giapponesi in mostra a Torino

Da sempre le bambole sono degli oggetti di culto in Giappone; si tratta di must have non solo per i più piccoli. Esiste una vasta gamma di bambole, moltissime tipologie caratterizzate da usi e scopi decisamente differenti: ci sono quelle dedicate al gioco infantile, quelle che rappresentano oggetti di devozione, altre sono di grandi dimensioni e si utilizzano sui carri animati molto popolari nelle feste tradizionali, in contrapposizione ne esistono di molto piccole ed altamente sofisticate, tanto da diventare dei pezzi unici da collezione.

Si potrebbero elencare decine di categorie di bambole differenti, dalle più famose alle meno famose, tutte con simbologie differenti e degne di analisi approfondite.

In Giappone le bambole sono parte integrante della tradizione: ne esistono ovviamente da gioco, molte rappresentano l’io o sono chiare rappresentazioni di fertilità, spesso vengono usate con funzione educativa, ancora più spesso prendono parte a complesse celebrazioni religiose.

Karakuri ningyo: l’arte di stupire

Il termine per identificare le bambole in giapponese è ningyo, è la composizione di due ideogrammi: nin che ha il significato di persona e gyo che può essere tradotto con la parola sembianza, elemento con sembianza di persona può essere interpretato come bambola o burattino.

Karakuri. Bambole giapponesi a Torino

Karakuri. Bambole dal Giappone atto secondo – in mostra a Torino

La prima divisione possibile per orientarsi tra la moltitudine di differenti bambole tradizionali giapponesi consiste nel distinguere tra quelle “fisse” e quelle dotati di meccanismo, cioè le karakuri. Letteralmente karakuri vuol dire “meccanismo” ma anche “sorprendente”: osservando queste bambole meccaniche non si può che pensare ad un meccanismo sorprendente, permeato di perfezione ed incanto quasi magico. Se si osservano queste bambole in movimento non si può far altro che rimanere senza fiato, sono talmente raffinate da sintetizzare alla perfezione gusto estetico e ingegno che spesso contraddistinguono le tradizioni secolari del Sol Levante.

Queste sorprendenti bambole possono essere divise in tre categorie che differiscono per tipologia: ci sono le Butai Karakuri, si tratta di bambole teatrali utilizzate in spettacoli e caratterizzate dai movimenti molto lenti e naturali; un secondo gruppo comprende le Zashiki Karakuri, cioè bambole da camera di piccole dimensioni e molto sofisticate; in ultimo troviamo le Dashi Karakuri, sono quelle utilizzate sui carri allegorici durante le rievocazioni, normalmente sono molto grandi.

Yumihiki Doji - Arciere fanciullo

Yumihiki Doji – Arciere fanciullo

Le Karakuri Ningyo sono quasi sconosciute in occidente, nonostante si tratti di una tradizione artistica e artigianale presente in Giappone da oltre quattrocento anni. Queste bambole meccaniche si diffusero in Giappone durante il periodo Edo (1603 – 1868). In questa epoca il rapido sviluppo tecnologico ha dato vita a capolavori ingegneristici con le fattezze di gentili bambole dai tratti ricercati in grado di accogliere gli ospiti, servire il tè, lanciare frecce e suonare strumenti musicali con leggiadria. Attualmente si tratta degli esemplari più aristocratici e preziosi, delle vere e proprie opere d’arte che contano un gran numero di estimatori e collezionisti, nonostante spesso le quotazioni raggiungano prezzi esorbitanti.

Con il passare dei secoli i sapienti artigiani giapponesi hanno ampliato la loro gamma di realizzazioni dando spazio non solo a burattini antropomorfi, ma anche ad animali e ad oggetti ricercati. La naturale evoluzione di queste bambole trova sicuramente spazio nello sviluppo continuo della robotica nipponica.

In mostra a Torino grazie al contributo dell’Associazione Yoshin Ryu

Grazie all’Associazione Yoshin Ryu, in collaborazione con Japan Foundation e con l’Artcraft Museum di Inuyama sarà possibile osservare, per la prima volta in Italia, una ventina di Bambole Karakuri.

La mostra è ospitata nei suggestivi sotterranei di Palazzo Barolo a Torino fino al 18 Dicembre 2011, in più tre pezzi saranno esposti al MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino.

Cha Hakobi Ningyo - Bambola che serve il tè

Cha Hakobi Ningyo – Bambola che serve il tè

Tra i pezzi proposti in mostra sarà possibile ammirare due soggetti molto famosi: l’arciere Yumi – Hiky Doji e la Cha Hakobi Ningyo, cioè la bambola che serve il tè.

Si tratta di un’occasione imperdibile se si considera che l’ultima esposizione europea di queste bambole fu organizzata nel 1985 presso il Barbican Art Gallery della Japan Foundation di Londra.

Questa importante esposizione è la seconda tappa di un viaggio intrapreso dall’Associazione Yoshin Ryu già nel 2010. L’anno scorso è stata infatti organizzata un’altra mostra dal titolo Ningyo – bambole dal Giappone atto primo, nella quale sono stati esposti pezzi provenienti dalle collezioni del Consolato Giapponese a Milano e da collezionisti privati.

Il consiglio è di andare a visitare questa mostra. Domenica 11 e domenica 18 dicembre è possibile osservare le bambole in movimento. In più parte del ricavato sarà devoluto alla Croce Rossa Giapponese per attività a favore delle popolazione colpite dal terremoto e dallo tzunami del marzo 2011.

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