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Il trash design: riusare oggetti di scarto per arredare la casa

Le origini della trash art

Creare qualcosa che ha una durata più lunga di noi stessi è l’assunto di quegli oggetti che una volta amati o usati vengono abbandonati e nascosti in contenitori lontani dalla nostra vista, ma pur sempre presenti nell’ambiente che ci nutre.

Piccola opera realizzata con rifiuti

Produrre rifiuti è uno di quegli istinti primari a cui l’uomo pare non potersi sottrarre, un istinto che ha quasi la stessa importanza nella nostra vita del cibarsi.

Quindi, se evitare di produrre spazzatura non è possibile e nasconderla non è una soluzione, come si può risolvere quella che può diventare un emergenza rifiuti nella città? Una risposta a tale domanda è stata data dall’arte attraverso il celebre Readymade di Marcel Duchamp già negli anni ‘20 del secolo scorso ed oggi trasformatasi in quella corrente espressiva denominata Trash Art , trasmigrando poi in un progettare arredi interni che tutti conosciamo come Trash Design. Prefisso “trash”  a cui non bisogna attribuire il significato d’uso comune per definire qualcosa di infimo, come un brutto programma televisivo, ma va inteso come sinonimo di riuso di quegli oggetti che non ci piacciono più.

Il piacere della fenice ovvero dell’oggetto che rinasce dalle sue ceneri

Il creare arredi con i rifiuti negli anni ’90 ebbe un grande eco anche in Italia, proprio perché portatore di un fare che celava i migliori propositi di ecosostenibilità che si possano attribuire ad un desiger.

Rifiuti come risorsa

In una società caratterizzata dal consumismo concepire oggetti che risorgono da quel destino di morte che li attende nella pattumiera significa risolvere l’insostenibile peso del superfluo, ciò che può accadere però è lasciarsi abbagliare da quel fenomeno di piacere da discarica per cui l’oggetto d’arredo trash appare più bello proprio perché ci trasmette  nel suo aspetto quel senso di rinascita.

Infatti ad enfatizzare quel piacere che si prova di fronte ad oggetti di antiquariato si affianca quell’esibizione di oggetti pensati da alcuni trash designer che mostrano l’oggetto di rifiuto originale nudo e crudo.

Per quanto io stesso sia affascinato dal piacere del decadente, a molti il rifiuto può evocare disgusto e intolleranza.

Ecco perché i progetti di neo design che invece andrebbero apprezzati sono proprio quelli che realizzano opere in cui gli scarti di alcuni vengono riusati da altri per dare origine ad arredi con un’estetica più che dignitosa.

Esempi di oggetti d’arredo rinati dal rifiuto

Tra i tantissimi esempi che potrei riportare di buoni oggetti risorti, vi mostro quelli che hanno stimolato il mio interesse, ma che non possono soddisfare la curiosità di chi vorrebbe per interesse conoscere le centinaia di grandi firme che hanno fatto del trash design la loro fortuna.

Lampada, Davide Manzoni

Per far sì che possiate farvi un’idea su quali possono essere gli arredi a cui si attribuire l’etichettatura di trash design vi mostro due lavori di un  giovane artigiano che vive tra l’Olanda e l’Italia.

La prima opera è una suggestiva lampada ad olio evocativa di forme organiche chiamata Bulb.

Simile ad un ragno, l’opera viene realizzata con una lampadina ad incandescenza svuotata del suo interno per poter contenere un filo di stoppa immerso nell’olio combustibile, mentre del filo di ferro piegato viene usato come sostegno.

Una lampadina che non ha più funzione di terminale per produrre luce, ma che diventa serbatoio della fonte necessaria a produrla.

Bulb è un oggetto rinato, facile da riprodurre con il fai da te e soprattutto veloce da realizzare, ma non tanto velocemente quanto invece accade per 4minutes.

Seduta, Davide Manzoni

Quest’ultima è una sedia ottenuta da una bicicletta senza molti artifici se non quello di compiere 4 tagli sul telaio della bici in disuso.

Oggetto che trovo molto interessante non solo per l’ottima intuizione nel idearla, ma per quel valore aggiunto che ha se si pensa al luogo in cui è stata concepita, ovvero Amsterdam, e si riflette su quante biciclette vengono usate in questa città e perciò scartate.

Bene, se oggi i rifiuti prendono spazio anche tra grandi firme di design e per cui il valore aggiunto diventa una certa artisticità dell’opera che porta il prezzo degli oggetti alle stelle, io vi invito a dare un’occhiata più approfondita a ciò che è il mercato oggi di questo tipo di prodotti per poi ingegnarvi in vostre proposte di autocostruzione per arredare a costo zero il vostro giardino o soggiorno con vostre opere di trash art design.

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