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Design moderno e materie plastiche

Il XX secolo può tranquillamente essere considerato come l’era della plastica. L’utilizzo di questi nuovi materiali ha condizionato in maniera oltremodo considerevole il design moderno e la vita quotidiana, avendo un impatto enorme sui consumi di massa e sul ciclo produttivo della maggior parte dei prodotti.

L’evoluzione delle materie plastiche

Se il XX secolo ha visto lo sviluppo esponenziale di molte materie plastiche, le quali hanno trovato applicazione nella maggior parte degli oggetti di uso comune, si deve considerare che le plastiche naturali erano ben note ed utilizzate già a partire dal XV secolo.

Normalmente si sceglievano queste preziose materie per realizzare i beni di lusso, le plastiche naturali conosciute erano fondamentalmente tre: la Gommalacca, una resina derivante da un particolare insetto: il maggiolino asiatico; la Caseina, in questo caso derivante dal latte cagliato; l’ultimo materiale che non si deve dimenticare è invece la Cheratina, una proteina naturale normalmente presente nei capelli, peli, ossa, zoccoli, unghie e corna.

Plastica naturale - gommalacca

Plastica naturale – gommalacca

Per avere la plastica intesa in senso moderno si deve aspettare il 1840, quando l’inglese Alexander Parkas fece l’esperimento di sciogliere fibre di legno o di cotone in acido nitrico o solforico, una volta aggiunti olio di ricino o cloroformio si poteva ottenere una sostanza di tipo pastoso che una volta asciugata risultava molto simile all’avorio.

Parkas aveva inventato la pirossina (o nitrato di cellulosa), purtroppo il limiti di questa sostanza erano legati alla difficile lavorazione, poiché molto friabile, e al suo comportamento esplosivo.

Telefono in Bachelite

Telefono in Bachelite

Il passo successivo nel mondo delle materie plastiche fu compiuto in America da John Wesley Hyatt. Lo spunto fu quello di trovare un nuovo materiale adatto per realizzare nuove palle da biliardo da sostituire a quelle realizzate in avorio. L’idea fu quella di mischiare quantità di canfora sotto pressione al nitrato di cellulosa. Nel 1869, grazie a questi esperimenti, nacque la celluloide, una plastica semi sintetica che non risentiva del problema di friabilità tipico della pirossina.

La celluloide fu subito utilizzata su larga scala per realizzare una gran quantità di oggetti di uso comune come spazzole, pettini, bottoni, dadi e molti altri. Spesso si utilizzava questo materiale plastico anche per imitare materiali preziosi come avorio, ambra e madreperla.

Nonostante la celluloide costasse molto meno delle plastiche naturali si trattava comunque di un materiale molto caro, e quindi poco accessibile.

La rivoluzione della Bachelite

La prima plastica completamente sintetica fu realizzata nel 1907. Fu inventata dal chimico belga Leo Baekeland: si tratta di una particolare resina a base di fenolo e formaldeide che prese il nome di Bachelite.

La bachelite fu subito battezzata come il “materiale dai mille usi”. Si trattava infatti di una materia dura, indeformabile e resistente, perfetta per realizzare oggetti come telefoni, penne, macchine fotografiche e bottoni. Tra i molti pregi si trattava anche di un materiale con capacità isolanti, ciò contribuì quindi a renderlo perfetto per la realizzazione di apparecchi elettrici come radio e ventilatori.

La bachelite si poteva stampare con grande semplicità, ed è grazie ad essa che molti oggetti dal design arrotondato, tipici degli anni ’30, poterono vedere la luce.

Queste particolari resine vengono utilizzate a tutt’oggi in molte applicazioni industriali, in particolare per la realizzazione di apparecchiature chimiche.

Oggetti di design realizzati in plastica

Oggetti di design realizzati in plastica

L’era della plastica

Con il perfezionarsi dei processi di produzione e di lavorazione si realizzarono nuovi materiali resistenti, non infiammabili e personalizzabili in vivaci colorazioni. Si scelse di utilizzarli per la produzione di ogni sorta di oggetto.

Il passo successivo fu quello di utilizzare le termo plastiche: facilmente modellabili e plasmabili mediante l’utilizzo di alte temperature.

Sempre negli stessi anni nacque il PVC (cloruro polivinile), oggi utilizzato in forma rigida o flessibile nella maggior parte dei packaging.

Tra l’inizio e la fine della guerra il numero di nuove materie plastiche prodotte fu altissimo. Ogni materiale aveva utilizzi specifici, come per esempio accade attualmente con il PET che normalmente si usa per contenere le bevande gassate, poiché i contenitori di questo materiale si realizzano per soffiaggio.

Un enorme patrimonio nelle mani di designer e industriali

Zuccheriera in termopolimeri

Zuccheriera in termopolimeri

Attualmente oltre all’enorme numero di materie plastiche disponibili sul mercato esiste un sempre crescente numero di lavorazioni da poter utilizzare insieme a questi materiali: per esempio citiamo l’estrusione, la fusione, lo stampaggio a compressione, a iniezione e moltissimo altri.

Purtroppo esiste anche un rovescio della medaglia nell’utilizzo di materie plastiche: il 14% in volume (si tratta di un dato destinato ad aumentare) dei rifiuti solidi prodotti dall’uomo è in plastica o suoi derivati.

Ciò è semplice poiché si tratta di materiali economici e resistenti, perfetti per essere realizzati utilizzando processi industriali. Proprio per questi motivi le materie plastiche risultano anche tra i materiali più utilizzati dai designer industriali, i quali hanno sviluppato nuove tecniche di trattamento in grado di rivalutare completamente il potenziale estetico di questi materiali.

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