Per gli amanti degli spazi aperti, della luce, delle trasparenze. Ma anche per chi ha bisogno dei propri spazi, dell’isolamento dal rumore e dal caos.
Per chi ha bisogno di incanalare la luce naturale in tutte le parti di un ambiente, sia esso
una casa, un ufficio, una palestra, una piscina, una serra, un giardino coperto, una veranda.
Per chi predilige le soluzioni classiche e rassicuranti, ma al contempo per chi ama osare e sperimentare.
Per chi può progettare il suo spazio ex novo e, ancor meglio, per chi deve adattare spazi già esistenti alle proprie esigenze in fatto di luce, senza interventi troppo invasivi, ne troppo banali. Per tutto questo si fa interessante la parete trasparente.
Sia essa una parete vitrea o una parete di polimeri ultratecnologici, questo tipo di superficie porta con se davvero tante possibilità.
A partire dalle proprietà tecniche il mercato attuale risponde davvero a una miriade di esigenze, così da permettere di rendere un ambiente isolato acusticamente, ovviamente isolandolo anche termicamente in virtù delle regolamentazioni in materia energetica (oltre che del buon senso e dell’economia domestica).
La gamma dei materiali con cui costruire una parete trasparente è davvero vasta, dalla finitura, liscia, frosted, oscurante, trasparente o opaca.
Altrettanto vasta la tipologia di installazione, pensiamo a pareti con cornici perimetrali metalliche, o pareti a scomparsa, o alle pareti scorrevoli su binario, o a quelle a “battenti”, piuttosto che a superfici autoportanti o con sistema di fissaggio a muro. Senza far l’errore di sottovalutare la “bravura” del vetrocemento.
Le richieste diverse possono trovar risposta nelle molteplici possibilità di personalizzazione: la maggior parte dell’offerta nel settore permette la serigrafia, o l’acidatura o la posa di pellicole decorative opacizzanti.
E la trasparenza non si limita agli interni: questo tipo di parete può essere anche una valida interfaccia con l’esterno. Ne’ tantomeno vuole restrizioni dimensionali: vi sono soluzioni modulari capaci di rispondere a qualsiasi esigenza spaziale.
A dire il vero a capirlo abbiamo fatto relativamente presto: fu, pensate, un costruttore di serre, a Londra nel 1851, a donare al vetro questa enorme potenzialità. La Great Exhibition era alle porte e Paxton presentò al giudizio regio (allora regnava il Principe Alberto) il progetto di una gigantesca serra, parliamo di 84.000 metri quadri di esposizione.
Si trattò di un vero e proprio progetto di architettura industriale, infatti la realizzazione del colosso di vetro e ferro prevedeva la produzione di pezzi seriali e modulari, in vetro per i tamponamenti e in ferro per le strutture portanti ( annullando così l’utilizzo di muri portanti e pilastri).L’enorme edificio era smontabile, trasportabile e riassemblabile. Praticamente una rivoluzione.
E’ passato qualche anno.
Nel frattempo designer e amanti del’open space hanno avuto di che divertirsi.
La scansione spaziale negli uffici è sovente affidata a questo tipo di supporto.
La scelta in questi casi generalmente ricade su sistemi acusticamente isolanti, coadiuvati non di rado da schermature a pacchetto o a tendaggio, molto veloci da aprire e richiudere su loro stesse per non tradire comunque le esigenze relative alla privacy.
La tendenza è quella di riferirsi a soluzioni che consentano la visuale completa. Questo è possibile grazie allo sviluppo ingegneristico di materiali, spesso leghe di alluminio, che consentano micro cornici o supporti invisibili. L’unico vincolo in questo caso è la dimensione massima producibile del modulo vitreo o polimerico.
Nell’uso domestico è quasi del tutto prerogativa di individui particolarmente attenti al progetto degli interni, e comunque non possiamo in questo caso parlare di utilizzo di massa delle pareti trasparenti.
Eppure anche nell’ambito dell’abitare la parete “invisibile” è capace di grandi performances. Spesso usata per allargare l’area ed il concetto di finestra, la superficie trasparente o traslucida è una valida soluzione anche come divisorio interno.
In questo ambito si preferiscono strutture da incastrare alla muratura circostante o al massimo a cornice lignea, per il fatto che l’abitare apprezza linee meno asettiche e meno rigorose rispetto all’arredo d’ufficio, e di solito richiede più “calore”.
Soluzioni d’alto impatto visivo ed emotivo prevedono l’impiego di pareti vitree per delimitare un sottotetto ed anche per “stanzette trasparenti”, magari in giardino, così da poter conciliare il desiderio di intimità con i vantaggi di uno spazio panoramico e suggestivo, o semplicemente con l’esigenza di luce naturale. Il tutto sempre correlato da adeguati sistemi di isolamento.
Per creare spazi da vivere dunque pensate anche a questa opportunità. Pensate alle vostre esigenze e chiedete sempre l’aiuto di progettisti esperti che si dedichino in modo specifico al vostro caso.
D’altronde il progettare non va d’accordo con la consuetudine.
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